AI Act e siti web: cosa devono sapere freelance e PMI che usano l’intelligenza artificiale
Pubblicato da Incomedia in Amministrativo & legale · Lunedì 21 Set 2026 · 13 minuti
L’Intelligenza Artificiale è ormai entrata anche nella gestione quotidiana dei siti web.
In questo caso il visitatore non riceve semplicemente un contenuto preparato in precedenza: sta interagendo direttamente con un sistema AI.



Può aiutarti a scrivere i testi di una pagina, preparare un articolo, generare un’immagine, descrivere i prodotti del tuo e-commerce o rispondere ai visitatori tramite un chatbot.
Con l’applicazione dell’AI Act europeo sorgono spontanee domande come: “Devo fare qualcosa anche io? Modificare qualcosa o dichiarare ogni volta che uso l’AI?”
La risposta dipende da come utilizzi l’AI ma, in molti casi, puoi stare tranquillo. Per la maggior parte dei privati, delle piccole imprese, dei liberi professionisti e delle associazioni, gli obblighi sono molto più semplici di quanto si possa pensare.
Diciamo subito che puoi continuare a utilizzare gli strumenti dell’AI, ma è importante controllare ciò che pubblichi e riconoscere le situazioni in cui devi essere più trasparente.
Vediamo, dunque, cosa cambia davvero e cosa fare nei diversi casi che possono capitare.
Che cos’è l’AI Act e perché se ne parla adesso
L’AI Act è il regolamento europeo che disciplina lo sviluppo e l’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale. È entrato in vigore già il 1° agosto 2024 e dal 2 agosto 2026 si applicano anche le regole di trasparenza che interessano, tra gli altri, chatbot, deepfake e determinati contenuti generati o manipolati dall’intelligenza artificiale.
L’AI Act non tratta tutti gli impieghi dell’AI allo stesso modo. Segue invece un approccio basato sul rischio: distingue tra usi vietati, sistemi ad alto rischio, sistemi soggetti a specifici obblighi di trasparenza e utilizzi a rischio minimo o nullo.
Le regole diventano quindi più rigorose quando un sistema può avere conseguenze importanti sulla sicurezza, sui diritti o sulla vita delle persone, per esempio nella selezione del personale, nell’accesso al credito, nella sanità o nell’istruzione.
Molti degli strumenti utilizzati comunemente per generare idee, testi, immagini o pagine web non appartengono alle categorie ad alto rischio. Questo non significa però che si possa usare l’AI senza alcuna attenzione.
Per chi crea o gestisce un sito web, le attenzioni pratiche da tenere a mente sono:
- Trasparenza: in determinate situazioni le persone devono poter riconoscere un’interazione o un contenuto generato artificialmente.
- Controllo umano: prima di pubblicare un contenuto creato con l’AI è buona pratica verificarlo.
- Responsabilità: la decisione su ciò che viene pubblicato sul sito rimane di chi lo gestisce.
- Uso consapevole: chi utilizza l’AI dovrebbe conoscerne almeno i principali limiti, come la possibilità di generare informazioni inesatte o inventate.
La regola pratica è semplice: L’AI può aiutarti a creare. Tu controlli e decidi.
L’AI Act riguarda anche chi usa l’AI per creare un sito?
L’AI Act non riguarda soltanto le grandi aziende tecnologiche che sviluppano sistemi di intelligenza artificiale.
La normativa distingue, tra le altre cose, tra chi sviluppa e mette sul mercato un sistema AI e chi lo utilizza nell’ambito della propria attività.
Quest’ultimo viene definito dal regolamento con il termine inglese deployer, che possiamo tradurre più semplicemente come utilizzatore professionale.
Un freelance che usa un assistente AI per scrivere i testi del proprio sito, un negozio che utilizza l’intelligenza artificiale per preparare le schede prodotto o una piccola azienda che integra un sistema AI possono quindi rientrare tra gli utilizzatori professionali.
Questo non significa che debbano automaticamente affrontare procedure complicate. Gli obblighi dipendono dal sistema utilizzato, dalla sua funzione e dal modo in cui viene impiegato.
La domanda da porsi, quindi, non è semplicemente:
“Ho utilizzato l’intelligenza artificiale?”
È più utile chiedersi:
“Come l’ho utilizzata e quale effetto può avere sulle persone che visitano il mio sito?”
E se gestisci un sito personale?
Se utilizzi l’AI per creare un sito personale, preparare un testo o trovare idee per un progetto non commerciale, in genere non sei il principale destinatario degli obblighi aziendali previsti dall’AI Act.
Anche per un sito personale restano comunque valide regole di buon senso:
- controlla sempre le informazioni generate;
- non pubblicare contenuti falsi o offensivi;
- non usare immagini o testi che violano i diritti di altre persone;
- non inserire nell’AI password, informazioni riservate o dati personali non necessari.
L’AI può essere un ottimo assistente, ma non è una fonte infallibile.
Dove può essere presente l’intelligenza artificiale in un sito web
Quando utilizzi l’intelligenza artificiale per creare un sito web con WebSite X5 o per gestirlo nel tempo, può essere utile distinguere due situazioni.
L’AI usata dietro le quinte
In molti casi l’intelligenza artificiale viene utilizzata durante la creazione o la gestione del sito, senza interagire direttamente con i visitatori.
Per esempio, potresti aver utilizzato un assistente per:
- suggerire la struttura del sito;
- trovare il titolo di una pagina;
- preparare la prima bozza di un testo;
- riformulare o tradurre un contenuto;
- creare un’immagine illustrativa;
- scrivere una descrizione di prodotto;
- elaborare idee per gli articoli del blog.
In queste situazioni l’AI è uno strumento di supporto. Il contenuto passa attraverso di te prima di essere pubblicato.
L’aspetto più importante è mantenere il controllo del risultato: verificare le informazioni, correggere gli errori, adattare il tono e assicurarsi che ciò che pubblichi rappresenti davvero la tua attività.
L’AI che interagisce con i visitatori
La situazione è diversa quando il sistema AI comunica direttamente con le persone.
Può accadere, per esempio, con:
- un chatbot che risponde alle domande;
- un assistente virtuale per il servizio clienti;
- un agente AI che fornisce risposte personalizzate in tempo reale.
Ed è qui che la trasparenza diventa particolarmente importante.

A questo punto, il quadro è più chiaro: usare l’AI per creare o gestire un sito può significare cose molto diverse.
Può essere uno strumento che ti aiuta a lavorare dietro le quinte, oppure un sistema che entra direttamente in contatto con i visitatori. Può intervenire nella scrittura di un testo, nella creazione di un’immagine o nella gestione di una conversazione.
E a seconda di come viene utilizzata, cambiano anche le attenzioni da avere.
Vediamo quindi i casi più comuni: quali dati condividere con gli strumenti AI, come gestire testi e immagini generati, e cosa fare quando un chatbot interagisce direttamente con chi visita il sito.
Prima di scrivere un prompt, controlla quali dati stai condividendo
Quando utilizzi un servizio AI, ciò che inserisci nel prompt viene elaborato secondo le condizioni e le politiche del fornitore.
Prima di condividere dati personali, documenti o informazioni riservate, verifica quindi come verranno trattati e limita le informazioni a quelle realmente necessarie.
In particolare, fai attenzione prima di inserire:
- password e credenziali;
- dati delle carte di pagamento;
- documenti personali;
- informazioni sanitarie;
- elenchi di clienti;
- dati di dipendenti o collaboratori;
- contratti e documenti riservati;
- informazioni aziendali confidenziali.
Se devi lavorare partendo da un caso reale, quando possibile elimina nomi, indirizzi e altri dettagli identificativi non necessari.
Questa attenzione non dipende soltanto dall’AI Act. Quando sono coinvolti dati personali, continuano ad applicarsi anche il GDPR e le altre norme sulla protezione dei dati.
In altre parole, utilizzare un assistente AI non significa che sia automaticamente opportuno comunicargli qualsiasi informazione abbiamo a disposizione.

Testi creati con l’AI: bisogna sempre dichiararlo?
Questa è probabilmente una delle domande più comuni.
La risposta è: no, non è necessario dichiarare automaticamente qualsiasi utilizzo dell’intelligenza artificiale nella scrittura di un testo.
Immagina di chiedere a un assistente AI di preparare la prima bozza della pagina “Chi siamo”. Dopo aver ricevuto il testo, controlli le informazioni, riscrivi alcuni passaggi, aggiungi la storia dell’azienda e approvi personalmente il risultato.
L’intelligenza artificiale ha contribuito alla scrittura, ma il contenuto finale è stato realmente controllato e pubblicato sotto la responsabilità di una persona o di un’organizzazione.
Lo stesso può valere per:
- una descrizione di prodotto verificata dall’azienda;
- una traduzione controllata prima della pubblicazione;
- un articolo del blog rivisto nei contenuti e nelle fonti;
- una pagina di servizio riscritta per renderla più chiara;
- un titolo o una call to action suggeriti da un assistente.
L’articolo 50 dell’AI Act prevede invece una specifica regola di trasparenza per i testi generati o manipolati dall’intelligenza artificiale e pubblicati con lo scopo di informare il pubblico su questioni di interesse pubblico.
Possono rientrare in questo ambito, per esempio, temi politici, sociali, economici, sanitari o ambientali rilevanti per il dibattito pubblico.
Anche in questi casi, tuttavia, l’obbligo di dichiarare la natura artificiale del testo non si applica quando il contenuto è stato sottoposto a un processo di revisione umana o di controllo editoriale e una persona fisica o giuridica si assume la responsabilità editoriale della pubblicazione.
È importante sottolineare che una vera revisione, però, va oltre la semplice correzione della grammatica o di qualche parola. Significa, per esempio:
- controllare l’accuratezza delle informazioni;
- verificare le fonti;
- valutare se mancano elementi importanti;
- modificare affermazioni ambigue o fuorvianti;
- decidere consapevolmente se il testo può essere pubblicato.
Un esempio pratico
Hai chiesto all’AI di scrivere un articolo sulle nuove regole fiscali per i freelance.
Se lo copi e lo pubblichi senza verificare dati, scadenze e fonti, rischi di diffondere informazioni inesatte.
Se invece controlli la normativa, aggiorni i dati, valuti le fonti, modifichi dove necessario il testo e ti assumi la responsabilità editoriale della pubblicazione, il tuo intervento non si limita a una semplice correzione formale.
La regola più utile da ricordare è questa: L’AI può aiutarti a scrivere, ma ciò che pubblichi deve passare attraverso il tuo controllo.
Immagini, video e audio generati con l’AI: quando serve più trasparenza
Anche per le immagini non esiste una regola secondo cui ogni contenuto generato dall’intelligenza artificiale debba essere accompagnato dalla dicitura “Immagine generata con l’AI”.
Occorre però prestare particolare attenzione ai deepfake.
L’AI Act considera deepfake un’immagine, un audio o un video generato o manipolato dall’intelligenza artificiale che assomiglia a persone, oggetti, luoghi, entità o avvenimenti esistenti e che può apparire falsamente autentico o veritiero. Quando un contenuto costituisce un deepfake, chi lo utilizza professionalmente deve dichiarare che è stato generato o manipolato artificialmente.
Vediamo qualche esempio.
Un’illustrazione chiaramente artificiale
Crei un’illustrazione stilizzata di una persona davanti al computer da utilizzare come immagine di apertura di un articolo.
Il pubblico non ha particolari ragioni per interpretarla come la fotografia di una persona reale o come la documentazione di un evento realmente accaduto.
Il fatto che l’immagine sia stata creata con l’AI non significa automaticamente che debba essere trattata come un deepfake.
La fotografia realistica di una persona inesistente
Generi il ritratto fotorealistico di un medico e lo inserisci nella pagina “Il nostro team” senza chiarire che non si tratta di un professionista reale.
Il visitatore potrebbe credere che quella persona lavori davvero per l’azienda. Siamo quindi davanti a una situazione che richiede molta più attenzione e trasparenza.
Un evento mai avvenuto
Generi un’immagine realistica di una personalità conosciuta mentre utilizza il tuo prodotto, anche se questa persona non lo ha mai fatto.
L’immagine potrebbe essere interpretata come autentica e attribuire falsamente un comportamento o un’approvazione a quella persona. In una situazione del genere, la natura artificiale del contenuto deve essere resa chiara.
Un’immagine di prodotto per un e-commerce
Generi un’immagine fotorealistica di un prodotto che non corrisponde esattamente a quello che vendi.
Anche quando il caso non rientra nella definizione di deepfake, devi comunque evitare che la rappresentazione crei aspettative sbagliate sulle caratteristiche, sull’aspetto o sull’utilizzo del prodotto.
Per le opere evidentemente artistiche, creative, satiriche o immaginarie, l’AI Act consente invece che l’informazione sulla natura artificiale del contenuto venga fornita in modo appropriato senza comprometterne la normale fruizione.
Il punto, ancora una volta, non è etichettare indiscriminatamente tutto ciò che è stato realizzato con l’AI, ma evitare che un contenuto artificiale venga scambiato per qualcosa di autentico.
Chatbot e assistenti virtuali: il visitatore deve sapere con chi sta parlando
Se sul tuo sito è presente un sistema AI che interagisce direttamente con i visitatori, le persone devono poter capire che stanno parlando con un’intelligenza artificiale, a meno che questo non sia già evidente.
L’informazione deve essere fornita fin dall’inizio della prima interazione, in modo chiaro e distinguibile.
Una formula semplice può essere: “Ciao, sono l’assistente virtuale basato sull’intelligenza artificiale di [nome dell’azienda].”
Non è necessario trasformare il saluto in una lunga informativa tecnica. L’obiettivo è semplicemente evitare che la persona creda di stare parlando con un essere umano.
È importante anche distinguere questo caso dall’AI utilizzata durante la costruzione del sito.
Se utilizzi un assistente di WebSite X5 per preparare una pagina, il visitatore non sta interagendo direttamente con quel sistema: vede il contenuto che hai deciso di pubblicare.
Un chatbot che conversa in tempo reale con il visitatore è invece una situazione diversa.
In breve: cosa fare nei casi più comuni
Riassumiamo alcune delle situazioni più frequenti.
- Utilizzi l’AI per trovare idee o titoli → Valuta e seleziona personalmente i suggerimenti
- Generi la prima bozza di una pagina → Controlla informazioni, tono e coerenza prima di pubblicarla
- Scrivi una descrizione di prodotto con l’AI → Verifica caratteristiche, misure, disponibilità e promesse commerciali
- Traduci un testo con un assistente → Controlla che il significato sia rimasto corretto
- Generi un’immagine decorativa → Valuta se può essere scambiata per la rappresentazione autentica di una persona o di un fatto
- Pubblichi un deepfake → Indica chiaramente che il contenuto è stato generato o manipolato con l’AI
- Utilizzi un chatbot sul sito → Assicurati che il visitatore sappia di interagire con un sistema AI
- Pubblichi un testo AI su una questione di interesse pubblico → Effettua una vera revisione editoriale oppure verifica se è necessario dichiararne la natura artificiale
- L’AI viene usata da dipendenti o collaboratori → Condividi indicazioni pratiche sugli strumenti, sui rischi e sui controlli da eseguire
Questa tabella non sostituisce una valutazione professionale nei casi più delicati, ma può essere una prima bussola per individuare le situazioni che meritano maggiore attenzione.
Come si applicano questi principi agli assistenti di WebSite X5
WebSite X5 integra strumenti AI che possono intervenire in momenti diversi della creazione del sito. Vediamo come applicare concretamente quanto abbiamo detto.
MagicText
MagicText, l’assistente AI per i testi di WebSite X5, può aiutarti a creare i contenuti testuali del tuo sito: titoli, paragrafi, descrizioni di prodotto o articoli. Può anche rielaborare un testo esistente, accorciarlo, ampliarlo, semplificarlo, ottimizzarlo o tradurlo.
Il risultato rimane modificabile e sei tu a decidere se e come utilizzarlo.
Prima di pubblicarlo, trattalo quindi come la proposta di un collaboratore:
- controlla che le informazioni siano corrette;
- adattalo alla tua attività e al tuo pubblico;
- verifica nomi, dati, prezzi e caratteristiche;
- elimina eventuali riferimenti non necessari;
- rileggilo per assicurarti che comunichi davvero ciò che vuoi dire.
Non devi dichiarare automaticamente che hai usato MagicText per preparare una normale pagina del sito. Quello che conta è il tipo di contenuto e, nei casi previsti dall’AI Act, il modo in cui è stato controllato prima della pubblicazione.

MagicSite
MagicSite ti permette di creare un sito con l’AI di WebSite X5 partendo da una conversazione: ti chiede informazioni sul tipo di sito che vuoi creare, sui tuoi obiettivi e sulle caratteristiche della tua attività.
Sulla base delle risposte propone lo stile, la struttura delle pagine e infine genera un progetto completo con contenuti che puoi poi aprire e personalizzare nell’editor di WebSite X5. Testi, immagini, colori, font, layout e funzionalità possono essere modificati prima della pubblicazione.
Questo è importante anche dal punto di vista che stiamo affrontando: MagicSite crea un punto di partenza. Sei tu a controllarlo, personalizzarlo e decidere cosa pubblicare.
Utilizzare MagicSite per creare il progetto non significa quindi che i visitatori del sito stiano interagendo direttamente con l’intelligenza artificiale.
Ancora una volta: l’AI propone. Tu controlli e decidi.
Anche chi utilizza l’AI deve conoscerne i limiti
L’AI Act dedica attenzione anche all’alfabetizzazione AI, cioè allo sviluppo delle conoscenze e delle competenze necessarie per utilizzare questi sistemi con consapevolezza.
Chi utilizza professionalmente sistemi AI deve adottare misure per sostenere lo sviluppo delle competenze del personale e delle altre persone che li utilizzano per suo conto, tenendo conto del contesto, degli strumenti e dell’esperienza delle persone coinvolte.
Per una piccola impresa questo non significa necessariamente organizzare corsi complessi.
Non esiste un percorso di formazione uguale per tutti, né è richiesto uno specifico certificato o una particolare struttura organizzativa. Le iniziative devono essere proporzionate alla situazione concreta.
Se tu, i tuoi dipendenti o i tuoi collaboratori usate l’AI soprattutto per il sito e per la comunicazione, potete partire da poche regole condivise:
- non pubblicare automaticamente ciò che genera l’AI;
- controllare dati, nomi, numeri e fonti;
- ricordare che il sistema può produrre informazioni inesatte o inventate;
- prestare attenzione prima di inserire dati personali o riservati;
- verificare con particolare attenzione i contenuti che riguardano persone reali;
- sapere quando un chatbot o un contenuto artificiale deve essere riconoscibile;
- chiedere un parere competente quando l’AI viene utilizzata in contesti particolarmente delicati.
Anche un breve documento interno con queste indicazioni può essere un buon punto di partenza.
Una checklist veloce prima di pubblicare
Hai creato un sito, una pagina o un contenuto con l’aiuto dell’intelligenza artificiale? Prima di pubblicarlo prova a rispondere a queste sette domande.
1. So quali strumenti AI sono stati utilizzati?
Considera sia gli assistenti integrati nel software sia eventuali servizi esterni utilizzati per testi, immagini, traduzioni o altre attività.
2. Le informazioni sono corrette e aggiornate?
Controlla con particolare attenzione nomi, prezzi, caratteristiche dei prodotti, statistiche, citazioni e informazioni tecniche.
3. Ho evitato dati personali o riservati non necessari?
Controlla ciò che hai inserito nei prompt e ciò che compare nei contenuti finali.
4. Testi e immagini rispettano i diritti delle altre persone?
Presta particolare attenzione a persone reali, marchi, opere protette e contenuti che potrebbero attribuire falsamente dichiarazioni o approvazioni.
5. Il contenuto può ingannare qualcuno sulla sua autenticità?
Chiediti se un’immagine, un video, una voce o un testo potrebbero essere interpretati come la rappresentazione autentica di una persona, di un prodotto o di un evento.
6. Se utilizzo un chatbot, è chiaro che si tratta di un sistema AI?
Il visitatore deve poterlo capire fin dall’inizio dell’interazione.
7. Ho effettuato un vero controllo finale?
Non limitarti a verificare che il contenuto “suoni bene”. Controlla che sia corretto, pertinente e adatto a essere pubblicato sul tuo sito.
Se hai completato tutte le verifiche necessarie, sei già sulla buona strada.
Hai usato l’AI per il tuo sito? Non devi smettere
L’AI Act non è un invito ad abbandonare gli assistenti AI o a rinunciare ai vantaggi che possono offrire.
Per chi crea e gestisce un sito, il messaggio principale è molto più semplice: puoi continuare a utilizzare l’intelligenza artificiale, ma devi farlo con consapevolezza.
Se hai utilizzato un assistente per trovare idee, migliorare un testo, creare un’immagine illustrativa o preparare una prima bozza, normalmente non devi aggiungere una dichiarazione a ogni pagina.
Devi prestare più attenzione quando l’AI interagisce direttamente con i visitatori, quando pubblichi contenuti artificiali che possono essere scambiati per autentici o quando utilizzi testi generati dall’AI per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico.
È anche il principio su cui si basa l’utilizzo degli assistenti integrati in WebSite X5: l’intelligenza artificiale può velocizzare e semplificare il lavoro, ma sei tu a controllare il risultato e a decidere cosa pubblicare.
Vuoi mettere in pratica questi principi sul tuo prossimo progetto? Inizia gratis con WebSite X5 e crea il tuo sito mantenendo sempre il controllo sul risultato.
Questo articolo ha finalità informative e non costituisce una consulenza legale. Gli obblighi possono variare in base al tipo di attività, al sistema AI utilizzato e al modo in cui viene impiegato. Nei casi complessi o quando l’intelligenza artificiale viene utilizzata per prendere decisioni che incidono sulle persone, è opportuno rivolgersi a un professionista qualificato.